Cenni Storici

Età antica e Alto Medioevo

L'indipendenza della Repubblica ha origini antichissime, tanto che San Marino è ritenuta la più antica Repubblica del mondo.
La tradizione fa risalire la sua fondazione al 3 Settembre d.C., quando il Santo Marino, un tagliapietre Dalmata dell'isola di Arbe fuggito dalle persecuzioni contro i cristiani dell'imperatore romano diocliziano, stabilì una piccola comunità cristiana sul Monte titano, il più alto dei sette colli su cui sorge la Repubblica.
La proprietaria della zona, una ricca donna di Rimini donò il territorio del Monte Titano alla piccola comunità, che lo chiamò a memoria del fondatore "Terra di San Marino" che prima di morire, avrebbe secondo la leggenda pronunziato ai suoi seguaci la seguente frase:
«Vi lascio liberi dall'uno e dall'altro uomo »
Ovvero liberi dall'Imperatore e dal Papa.
Parole che sono il fondamento dell'indipendenza della Repubblica come testimoniato da un documento di un processo per la mancata riscossione dei tributi tenutosi nel 1296 (circa mille anni dopo la morte del Santo) presso il convento di Valle Sant'Anastasio:
«Non pagano perché non hanno mai pagato. È stato il loro Santo a lasciarli liberi»
«Non dipendere da nessuno »
E, come risulta anche da un trattato di pacificazione datato 1300, fra il vescovo del Montefeltro e alcuni castelli tra cui San Marino, di cui esso è ancora sotto i vincoli feudali.
In questo documento ritrovato a Sant'Igne, (vicinissimo a San Leo) presso un convento francescano di Frati Minori, si attesta che San Marino è alla stregua di San Leo, Talamello e Maiolo, con la differenza che però nelle ultime tre località comanda un signore che postula l'esenzione dai tributi come privilegio, mentre a San Marino invece è la comunità a rivendicare l'esenzione come un diritto; diritto che viene dal comandamento di San Marino.

Basso Medioevo e Rinascimento

Lo Stato della Chiesa, ad opera del Papa Nicola IV, riconobbe lo Stato nel 1291. Nel 1320 aderì alla repubblica il castello di Chiesanuova. Nel 1351, dopo che il vescovo di San Leo e del Montefeltro lo ebbe affrancato dai vincoli feudali, San Marino divenne un libero comune.
Il territorio rimase limitato al Monte Titano fino al 1463, quando la Repubblica entrò nella coalizione che sconfisse il signore di Rimini Sigismundo Pandolfo Malatesta. Come ricompensa, papa Pio II cedette a San Marino le città di Fiorentino, Montegiardino e Serravalle. Nello stesso anno, la città di Faetano chiese di essere annessa alla Repubblica. Successivamente, i confini dello Stato non hanno più subito modifiche.
A partire dall'anno 1000, l'autogoverno era affidato all'assemblea di tutti i capi famiglia, chiamata Arengo. L'Arengo deteneva tutti i poteri, legislativo, esecutivo e giudiziario, che prima invece erano nelle mani dell'abate feudatario. Tuttavia, la crescita delle dimensioni della comunità rendeva ingestibile un organo decisionale così ampio: così, nel XIII secolo vennero create assemblee politiche (il Consiglio dei LX e il Consiglio dei XII).
Nel 1243 venne introdotta la figura dei Capitani Reggenti che svolgevano le funzioni di Capi di Stato. Eletti dall'Arengo, gestivano il potere esecutivo e giudiziario. Le prime leggi risalgono al 1263. Nel Secolo XV venne creato il Consilio Grande Generale, composto da 60 membri dell'Arengo, al quale furono delegate alcune prerogative dell'assemblea. I nuovi organi istituzionali assorbirono progressivamente la maggior parte delle prerogative dell'Arengo.
Quest'ultimo, pur non essendo mai ufficialmente abolito, svuotato dalle sue funzioni non venne più convocato a partire dal 1571.

 Età moderna

Il 8 ottobre 1600 è stata promulgata la prima costituzione scritta, le Leges Statutae Repubblicae Sancti Marini, che sono ancora alla base delle fonti del diritto sammarinese, assieme alla Legge elettorale degli Anni '30.
In seguito si assiste a un processo di deterioramento delle istituzioni: il Consilio Grande Generale, svincolato da ogni forma di controllo, diviene strumento per la realizzazione degli interessi di un numero sempre più ristretto di famiglie patrizie. Il Consiglio infatti cessa di essere eletto dall'Arengo ma viene rinnovato tramite cooptazione. All'inizio del Secolo XVII viene stipulato un accordo di protezione con lo Stato della Chiesa.
L'indipendenza del piccolo Stato è stata messa in pericolo più volte: in tutta la sua storia, San Marino ha subito tre brevi occupazioni militari. Nel 1503 Cesare Borgia occupò la Repubblica per alcuni mesi fino alla sua morte.
Successivamente, nel 1739, il tentativo di annessione allo Stato della Chiesa ad opera del Cardinale Alberoni, fallito grazie all'intervento delle potenze dell'epoca, alla disobbedienza civile e alle proteste davanti al Papa Clemente XII.
L'ultima occupazione del Paese avvenne nel 1944 ad opera delle truppe tedesche in ritirata e successivamente dagli Alleati, che lo occuparono per poche settimane.
Lo Stato è stato riconosciuto dalla Francia di Napoleone nel 1797 e da altri Paesi europei al Congresso di Vienna del 1815. Si racconta che, per dimostrare la propria gratitudine, lo stesso Napoleone offrì ai sammarinesi di estendere i loro confini al mare, ma questi rifiutarono; ciò permise alla Repubblica di non essere assimilata ad alleato della Francia al congresso di Vienna.

L'Ottocento

Durante il Risorgimento San Marino costituì un rifugio sicuro per molti dei personaggi che parteciparono ai moti di quegli anni, ai quali presero parte anche alcuni cittadini sammarinesi.
Durante le vicende che hanno portato all'Unità d'Italia, San Marino assunse fortunosamente un ruolo fondamentale per Giuseppe Garibaldi che trovò rifugio sul Monte Titano quando, nel 1849, nel tentativo di raggiungere Venezia, si ritrovò circondato da quattro eserciti a Macerata Feltria. Garibaldi chiese di transitare attraverso San Marino al Consilio Grande Generale.
In un primo tempo la richiesta venne respinta; successivamente venne reiterata, ma Garibaldi senza aspettare risposta oltrepassò i confini con i millecinquecento uomini rimasti e presentò personalmente domanda di asilo.
Uno dei Capitani Reggenti, domenico Maria Belzoppi I – che era liberale e carbonaro e fu incarcerato in seguito ai moti di rimini del 1845 – glielo concesse in cambio della garanzia dell'indipendenza e della difesa del piccolo Stato da scontri armati.
In seguito San Marino continuò a supportare i rifugiati e ad appoggiare le rivolte, pur in un clima di sospetto da parte dello Stato Pontificio e dell'Austria. I due Paesi progettarono un'occupazione armata per mettere in discussione la libertà della Repubblica. Grazie all'intervento della Francia di Napoleone III questo tentativo non ebbe esito.
Con l'Unità d'Italia vennero meno i pericoli di invasione da parte di Stati stranieri. Un "Trattato d'amicizia" firmato il 22 Marzo 1862 e revisionato nel 1939 e nel 1971  garantisce l'indipendenza della Repubblica, il buon vicinato e favorisce le relazioni commerciali.
Le revisioni hanno provveduto a stabilire un'unione doganale e un contributo annuale garantito dall'Italia. A partire dalla seconda metà dell'Ottocento, alcune élite culturali propugnarono un progetto di riforme per la modernizzazione di una società agricola, fortemente conservatrice e arretrata dal punto di vista culturale.
Alcuni segni della trasformazione socioeconomica si poterono riscontrare nella creazione del catasto nel 1858, nell'apertura di un nuovo ospedale nel 1865, nella razionalizzazione del sistema postale e dell'avvio del servizio telegrafico nel 1880, nella promulgazione di un nuovo codice penale che escludeva la pena di morte nel 1865.
Ancora, nel 1880 venne potenziato il settore dell'istruzione con l'assunzione di molti insegnanti, nel 1876 viene fondata la Società di Mutuo Soccorso per aiutare l'esigua classe operaia, che promuoverà nel 1882 la creazione della Cassa di Risparmio.
Tuttavia, l'economia sammarinese rimaneva pesantemente sottosviluppata, dominata da un'agricoltura inefficiente – impiegava oltre l'80% della popolazione, mentre artigiani, operai, commercianti erano circa il 10% – , sostanzialmente priva di attività industriali, con un forte tasso di disoccupazione. Per questi motivi, negli ultimi due decenni del secolo iniziò una forte emigrazione verso gli Stati Uniti, la Francia e la svizzera.

Il Novecento

Nel 1906 una rivoluzione pacifica ristabilì l'elettività dei membri del Consilio Grande Generale. Il 25 Marzo venne convocato l'Arengo per decidere se mantenere il potere nelle mani del Consiglio controllato dall'oligarchia e se la composizione del Consiglio dovesse essere proporzionale tra gli abitanti del contado e della città.
All'Arengo parteciparono 805 capi famiglia su 1054. In seguito all'Arengo, il 5 Maggio 1906 venne varata una legge elettorale che prevedeva il rinnovo del Consiglio per un terzo ogni tre anni e mise fine al controllo oligarchico.
Allo scoppio della Prima Guerra Mondiale l'Italia  mostrò un atteggiamento ostile e sospettoso nei confronti di San Marino, temendo che la Repubblica potesse offrire protezione ai disertori ed esercitò così un sensibile controllo.
Tuttavia, nella società le posizioni neutraliste, rappresentate dal Partito Socialista, soccombevano rispetto a quelle interventiste, che portarono alcuni volontari ad arruolarsi nell'esercito italiano e a gestire un ospedale da campo. Particolare sostegno alla guerra venne dalla retorica della redenzione di Arbe, terra natale del Santo Marino.
Per questi motivi, l'Austria congelò le relazioni diplomatiche, accusando la Repubblica di venire meno alla neutralità. Se prima della guerra la situazione economica era stabile anche grazie all'aumento del contributo versato dall'Italia, durante il conflitto il quadro peggiorò a causa dell'inflazione, della disoccupazione e dell'assenza di una chiara politica economica.
Inoltre, emergeva la criticità degli approvvigionamenti alimentari a partire dal 1915: vennero emanati diversi provvedimenti per requisire generi alimentari e beni di prima necessità e distribuirli a prezzo politico. Queste scelte acuirono la contrapposizione tra i proprietari terrieri e i socialisti.
In questo contesto, i tre partiti principali, socialista, democratico (di stampo conservatore) e, dal 1920, popolare si dimostrarono incapaci di dare vita a un governo stabile in grado di assumere iniziative per fronteggiare la crisi economica e che si andava aggravando.
A questa, si sommava una situazione di disordini sociali, dovuta sia all'ostilità dei fascisti italiani nei confronti della Repubblica perché accoglieva fuoriusciti politici italiani di estrema sinistra, sia al malcontento generalizzato della popolazione per la riforma tributaria del 1921.
In questo quadro, il Fascismo andò al potere. Il Partito Fascista Sammarinese (PFS), fondato il 10 agosto 1922 si propose come rappresentante del limitato ceto medio, costituito da poche famiglie di proprietari terrieri. Il 1 Ottobre 1922 venne eletta una Reggenza filofascista grazie all'appoggio della maggioranza dei partiti al governo.
Le elezioni politiche del 1923 videro andare al potere il PFS con un programma simile a quello del partito fascista italiano, con gli identici caratteri antidemocratici. Il Partito si caratterizzò per numerosi episodi di violenza nei confronti degli esponenti dell'opposizione di sinistra.
Sfruttando la scarsa compattezza degli altri partiti, nello stesso anno venne sciolto il consilio Grande Generale, trasformandolo in Consiglio Principe e Sovrano. Nel 1926 furono indette nuove elezioni alle quali si presentò un'unica lista di candidati fascisti con una piccola rappresentanza di cattolici e vennero sciolti gli altri partiti. Si instaurò così il regime, che trasformò lo stato sul modello di quello italiano.
La mancanza di coesione interna al PFS lo costrinse ad una continua ricerca dell'appoggio del Partito Fascista italiano. Il PNF ebbe così una sempre più profonda influenza nella politica di San Marino, che vide ridursi la propria autonomia.
Negli anni trenta vennero avviati lavori pubblici e nuove iniziative industriali e commerciali, venne attivato il collegamento ferroviario con Rimini e si avviò il settore turistico. Questa politica economica permise un miglioramento del benessere della popolazione e avviò la trasformazione della società.
Nel 1941-1942 venne organizzato un movimento antifascista clandestino ad opera di alcuni leader socialisti. Le vicende del Fascismo italiano si riflessero quasi immediatamente su quello sammarinese. Il 28 Luglio 1943, tre giorni dopo il collasso del fascismo in Italia, si tenne una grande manifestazione che riuscì ad ottenere lo scioglimento del PFS e l'indizione di nuove elezioni.
Il movimento si sarebbe ricostituito nella Repubblica in seguito alla formazione della Repubblica Sociale Italiana per scomparire definitivamente nel settembre 1944, dopo due mesi di occupazione da parte delle truppe inglesi. Nel 1946 vennero riconosciuti colpevoli una cinquantina di dirigenti fascisti locali.
La neutralità che ha contraddistinto la Repubblica in numerose occasioni è stata fondamentale anche durante la Seconda Guerra Mondiale, in quanto San Marino riuscì a mantenersi al di fuori del conflitto e si prodigò nel fornire asilo ad oltre 100.000 sfollati del circondario durante il passaggio del fronte lungo la Linea Gotica.
Nonostante la neutralità, la Repubblica venne bombardata dagli Alleati il 26 Giugno 1944. Vennero sganciate oltre 250 bombe che distrussero la ferrovia e uccisero 63 persone. Come ammise in seguito il governo britannico, il bombardamento era stato ordinato in seguito ad informazioni errate circa il controllo tedesco su San Marino.

Curiosita '

La Repubblica di San Marino negli atti ufficiali interni conta gli anni, dalla fondazione della Repubblica: l'anno comincia pertanto il 3 settembre e termina il 2 settembre dell'anno successivo. Nei rapporti Internazionali utilizza la data nel doppio formato, indicando la sigla d.F.R. (dalla fondazione della Repubblica).
Esempi:
Città di San Marino, 22 Aprile 2005 - 1704 d.F.R.
Serravalle, 3 Settembre 2005 - 1705 d.F.R.

 Adesione dei castelli alla Repubblica di San Marino

- 301 d.c. Leggendaria fondazione di San Marino da parte del santo omonimo.
- 1000 circa fondazione del castello di Borgo Maggiore col nome di Mercantale.
- 1320 adesione alla repubblica del castello di Chiesanuova (Busignano) già dei Malatesta di Rimini.
- 1463 Occupazione dei castelli di Serravalle (Olnano), Fiorentino, Domagnano (Monte Lupo), Montegiardino e adesione spontanea di Faetano alla Repubblica, tutti già parte dei domini dei Malatesta.